Run numero 17  -  Dicembre 1997

     Tradizioni Natalizie del Friuli

     Feste Balli e poche inchieste

     Eccoci a Mantova

     Le ragazze della Ginnastica

     Personaggio Caratteristico: Gianni Cran

     La Santa Barbara Ritrovata

     Sono tornati a popolare le nostre sere d'estate

 

 

 

 

 

 

 

Tradizioni Natalizie del Friuli


Nelle tradizioni natalizie friulane usi e costumi hanno radici che superano il puro significato religioso e cristiano, per raccogliere e mescolarsi con certi di ben altra provenienza. Forse quella che era la tradizione natalizia più propria del Friuli cristiano il "Nadalìn" o il "Soc di Nadàl" è la spia di questo tipo di tradizioni. Il Nadalìn era un ceppo di notevoli proporzioni, ricavato da alberi della zona o dalle nodose e articolate radici del gelso, che si metteva sul fogolar accendendolo alla vigilia di natale, alla presenza dell'intero nucleo familiare. Era custodito per l'intero periodo di un anno per questa solenne occasione. Doveva cominciare ad ardere prima che la famiglia se ne andasse da casa per la messa di mezzanotte. In diversi posti il ceppo era benedetto con acqua santa. Va ricordato che la tradizione del ceppo compare un po' dovunque in Europa e viene accostata ai diversi riti vegetali che con il fuoco caratterizzavano questo tempo invernale. In questa notte di Natale la famiglia andava in chiesa mentre il nonno rimaneva accanto al fogolar, quasi come un sacerdote per custodire il sacro fuoco. Bruciato del tutto o consumato durante le feste natalizie, il "Nadalin" era costume conservarne i carboni come reliquia da spargere nei campi come garanzia di fertilità o da collocare fra le travi del tetto contro gli incendi. Dove il Nadalin non esisteva, c'era la veglia natalizia di più famiglie nelle stalle: quasi un presepio vivente nella attesa della nascita del Redentore. In queste piccole assemblee era comune la preparazione del vino caldo o brulè da bere in compagnia, sempre con motivazione di buon augurio.

Autore: N.N.   

 

Feste Balli e poche inchieste


Eccoci qui a far un po' di somme e conti.
Anche quest'anno mi pare che tutto sia andato nel miglior modo possibile. I festeggiamenti, cosiddetti settembrini, hanno avuto il risultato prefissato e cioè quello di farci stare tutti insieme in allegria e simpatia. Non è mancato qualche screzio organizzativo, ma credo che qualsiasi persona o gruppo di persone che deve mettere su una festa così lunga, avrebbe avuto qualche problema. Pensate che sono state organizzate 12 giornate di festeggiamenti e per fortuna solo in una abbiamo avuto la pioggia. Le novità, in assoluto per Istrago, sono state il concerto degli Accademia al quale non vi ha assistito molta gente e il bagno pubblico del quale se ne è fatto un largo uso. E che dire di Sdrindule che con le sue battute, a volte molto piccanti, è stato un vero spasso ed è riuscito come ogni anno a farci sorridere di gusto e a venderci le sue cinquanta audiocassette. Durante la serata teatrale ho sofferto di una malattia strana, ad un certo punto quando è iniziato lo spettacolo non sentivo quello che dicevano gli attori!!! Scherzi a parte, il problema audio è stato l'unico handicap della serata che comunque ha avuto un gran successo. Comunque tutto è bene quello che finisce bene e come dicono a Roma, “… e i cocci sono i tuoi” ovvero “e le critiche cerchiamo di incassarle positivamente”. Ma andiamo avanti, ricordate la Festa della Mamma… un successo, ricordate i bambini di Pradis… un successo, ricordate la gita a Mantova e Ferrara… un successo, ricordate la gita a Gardaland… un successone 98 persone partecipanti, a proposito dimenticavo la marcia, oltre 400 persone partecipanti tra le quali, io e la mia famiglia per la prima volta nel gruppo istraghese.

Autore: N.N.  

 

Eccoci a Mantova


E insomma credo che quest'anno è stato fatto tanto, anzi tantissimo ed è grazie a voi che tutto questo ogni anno si avvera, un mio ringraziamento personale e particolare devo farlo al nostro presidente Franco Bortolin per la sua fantasia e correttezza verso tutto e tutti. Grazie. Sarebbe giusto e meritato ringraziare tutti coloro che hanno prestato la loro opera per la buona riuscita di tutte le manifestazioni che Istrago ci ha offerto, ma come immaginerete, non possiamo farlo singolarmente facendo una lunghissima lista di nomi, perciò a nome mio e in nome del Circolo Culturale Sportivo un sentito "Grazie Amici" restate così come siete che andate forte.

Autore: N.N.   

 

Le ragazze della Ginnastica


Definirle "ragazze" vi sembrerà forse azzardato, dal momento che l'età media delle partecipanti è tutto sommato altina, e che la vera perla, la signora Evelina, raggiunge gli over 70! Ma non è una questione anagrafica! Bell'iniziativa questa, che grazie a due attive signore istraghesi, le signore Anna Maria e Gina, si è potuta realizzare per il secondo anno consecutivo. La formula parrebbe semplice, una prima "pubblicità" e la ricerca di un ambiente adeguato, resta però un mistero com'è possibile "ottenere tanto con il minimo sforzo". Abbandonando questo banale luogo comune, mi piace ricordare questo piacevole evento istraghese, che vede riunirsi, per due volte la settimana, il martedì e il venerdì, due gruppi di donne che vogliono trascorrere insieme un' ora facendo della semplice ginnastica.

 

Autore: Laura  

 

Personaggio Caratteristico: Gianni Cran


La caratteristica principale per cui tutti in paese conosciamo il signor Gianni è la sua attitudine specifica per la meteorologia: quando passa per le strade cantando a squarciagola, si ha la certezza che il tempo sta' cambiando verso il brutto. Percorre le vie del paese infinite volte al giorno, ma la sua pista più battuta è sicuramente Via Giulia, per la precisione da casa sua - dove vive con la sua mamma Maria - alla sua meta preferita, il bar Bella Istrago, in cui trascorre la gran parte della giornata. Viaggia sempre e costantemente con la sigaretta fra le dita tanto che ormai intorno a lui c'è un alone ineliminabile di tabacco e nicotina; ma da quasi due anni ormai non assaggia un goccio di vino, dando l'incredibile esempio di capacità d'astinenza, su cui pochi avrebbero scommesso. In compenso, lo stesso, trangugia ogni giorno litri di tè o altre bevande analcoliche, tanto che la Bella Istrago gli dovrebbe sicuramente un premio per i contributi. Spesso lo vediamo muoversi con il suo bolide, la 126 bianca, con la quale è sempre disponibile a dare un passaggio a chi ne ha bisogno. Se è in giornata nera ce l'ha un po' con tutto il mondo ma, non se la prende in particolare con nessuno, ma si lancia in una serie di potenti urlate in strada (i suoi bersagli principali sono “ i comunisti “ e “ i preti”): ha un repertorio di frasi davvero singolare, ormai qualcuno, familiare.
LA STORIA
Figlio di Giovanni "Cran" e di Maria Giacomini. Ha lavorato per un po' d'anni come commerciante (lavoro ereditato dal padre): raccoglieva stracci e vendeva pentole e terraglie. Prima di questo era stato emigrante in Francia e in Germania e aveva lavorato per un breve periodo in comune a Spilimbergo.

Autore: N.N.  

 

La Santa Barbara Ritrovata


Lo scorso autunno si é concluso il recupero e la valorizzazione del capitello stradale edificato al confine delle frazioni di Istrago e Tauriano, all'incrocio con la strada che porta a sx. (per chi proviene da Istrago) alla zona industriale di Spilimbergo, e a dx. all'ex polveriera di Rovina. Il recupero si é reso possibile grazie all'interessamento e al contributo fattivo di un gruppo di persone tra cui il parroco di Istrago e Tauriano don Giancarlo, il colonnello Francesco Bombaci ed in particolare i fabbricieri, nelle persone di Dante De Rosa e Gina Giacomini Chivilò. L'intervento si é concluso con il trasferimento all'interno del capitello di una scultura di legno raffigurante Santa Barbara con il caratteristico attributo della torre. Com'é noto Santa Barbara é la protettrice degli armaioli e degli artificieri ed in passato veniva invocata la sua protezione anche dai fulmini. La statua é una modesta ma gradevole opera d'intaglio dipinta di grigio. Realizzata nella prima metà di questo secolo reca firma dell'autore e data sul basamento: M. De Marchi - '47 (tassello in parte sostituito nel corso del restauro ma conservato dalla sottoscritta). Mi é stato riferito di come in passato la statua della Santa fosse oggetto di venerazione all'interno della chiesa parrocchiale, e di come poi sia stata trasferita in sacrestia e qui forse "dimenticata". Sta di fatto che prima del restauro il basamento si presentava fortemente danneggiato dall'azione erosiva dei tarli e mancante di alcune sue parti (in particolare due dita del piede dx. della statua); l'azione dei tarli era presente anche sul resto della scultura, come evidenziato dai numerosi fori di sfarfallamento. Da qui la necessità di provvedere al suo recupero, consistito essenzialmente in ripetuti trattamenti antitarlo, nella ricostruzione delle parti mancanti del basamento, nel fissaggio di alcuni sollevamenti, distacchi e tasselli, nella stuccatura dei fori e delle lacune, ed infine in qualche ritocco. A restauro concluso la statua di Santa Barbara é stata trasportata nel capitello. La scelta della collocazione é particolarmente significativa considerando la vicinanza ad una zona di interesse militare e all'ex polveriera. Penso sia ancora vivo nel ricordo di tutti, tranne forse dei più giovani, il ricordo degli esiti tragici delle esplosioni verificatesi nell'80. Non so con esattezza a quando risalga la costruzione del capitello, forse, come altrove, edificato in corrispondenza di un'anconetta preesistente di dimensioni più modeste, magari realizzata in legno. Attualmente si presenta come un piccolo edificio in muratura dalle sobrie linee neoclassiche, ad aula unica preceduta da uno spazio porticato. Prima di collocarvi la scultura della Santa si è provveduto a tinteggiarne le pareti interne ed esterne e a predisporre un basamento idoneo per la statua stessa: una sorta di altarolo costituito da una lastra o mensa trasversale in pietra d'Istria sorretta da due robusti mensoloni. Ma perché Santa Barbara, vergine e martire, è da sempre nella tradizione popolare la protettrice degli artificieri? Le origini del suo culto, che si perdono in una leggenda risalente al VII sec., non hanno basi storiche certe. Secondo la tradizione Barbara visse nel III° sec., figlia di un padre nobile e pagano che la fece rinchiudere in una torre per scoraggiarne i pretendenti. Ma la fanciulla non si perse d'animo e non solo convinse i muratori ad aprire una terza finestra nella torre che in origine ne aveva soltanto due, ma riuscì anche ad introdurvi un sacerdote per ricevere il sacramento del battesimo. Al ritorno del padre Barbara spiegò che le tre finestre simboleggiavano la Trinità le cui Persone (Padre, Figlio e Spirito Santo) illuminavano la sua anima. Ma agli occhi di un padre orientale e pagano l'adesione della figlia alla religione cristiana sembrò cosa inaccettabile e a Barbara non restò che un'avventurosa fuga conclusasi però con la cattura, il successivo rifiuto a rinnegare la fede appena abbracciata e quindi le torture delle autorità romane ed infine il martirio. Santa Barbara morì, infatti, decapitata per mano del padre che però fu giustamente punito per il suo gesto sciagurato: proprio mentre calava la spada sulla testa della figlia venne colpito da un fulmine ed il suo corpo arse nelle fiamme. Ecco il motivo per cui la Santa veniva invocata affinchè proteggesse dalla morte improvvisa causata dal fulmine, protezione che si é poi estesa (per l'idea della morte improvvisa) a tutti coloro che maneggiano armi da fuoco. Un tempo infatti l'effigie di Santa Barbara poteva decorare armi e armature; in molte raffigurazioni compaiono ai suoi piedi dei cannoni, come nel caso dei due quadretti conservati all'interno del capitello di Istrago.

Autore: Sara Emanuele   

 

Sono tornati a popolare le nostre sere d'estate


La loro presenza discreta rianima negli occhi della nostra mente pensieri e ricordi che pensavamo sepolti nel passato. Ma loro non hanno niente di virtuale. Sono lucciole, pipistrelli, scoiattoli, poiane, rospi, libellule, che da qualche tempo hanno ripopolato le nostre campagne ed i nostri orti. Per molti, una bella novità: per tanti altri un gradito ritorno, che forse segna l'avvento di un rapporto nuovo con il mondo che ci circonda. Difficile attribuire con esattezza il merito del lieto rientro, più facile trovarsi a gioire, nelle sere d'estate, del brillio tremolante di decine di lucciole. Più facile fermarsi incantati a seguire l'alzarsi in volo di una maestosa poiana che si solleva altera verso la profondità del cielo. Erano anni, per esempio, che non si vedevano scoiattoli inerpicarsi fulminei verso i rami più alti degli alberi dei giardini. Le loro prime timide comparse hanno fatto sicuramente dubitare molti della propria vista (qualcuno magari potrà anche aver deciso drastiche riduzioni al numero di tajus). Invece no, sono proprio loro, tutt'uno con le loro foltissime code fulve, usciti dalle fotografie dei libri e dai fotogrammi dei documentari naturalistici per rianimare la nostra vita di campagna, per ricordarci che vivere in paese significa anche poter vivere quotidianamente a contatto con la natura. Lo scoiattolo rosso sta diventando sempre più comune anche a Istrago. E che dire dei "cross"? Avvistare un rospo costituiva fino a qualche anno fa un episodio raro, degno di essere raccontato ad amici e conoscenti. Un tempo comunissimi, erano poi di fatto scomparsi insieme alle ile (le rane canterine) ed ai gamberi neri che popolavano le acque dei canali di irrigazione: da un paio di estati a questa parte, invece, è cosa abbastanza comune incontrare il lacustre batrace lungo le strade, vuoi quelle degli orti, vuoi quelle, molto più difficili per loro, calcate dal popolo degli automobilisti. Abitare in paese, passeggiare la sera immersi in un silenzio scandito dal frinire dei grilli ed in un buio acceso dal tremolio luminoso delle lucciole, torna allora ad acquistare un sapore che sembrava dimenticato per sempre. Passo dopo passo, riprendono vita quei versi che abbiamo imparato ad amare sui libri, e che per troppo tempo sono rimasti chiusi fra pagine mai più sfogliate. I grandi poeti, che fin dall'antichità celebrano l'eterno vibrare della vita, l'incanto dei fiori notturni, la magia del volo di un rapace, la meraviglia delle tante piccole e tremule luci che interrompono il buio della sera, vivevano la stessa emozione che ciascuno di noi sperimenta nelle sere d'estate quando scopre il felice ritorno. Bentornate, creature dei campi. Che la vostra presenza sia testimonianza di una nostra riscoperta saggezza.

Autore: Roberta Zavagno  

 

 

 

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