Una strada chiusa al traffico e un'altra aperta al pericolo
Particolari dell'interno della chiesa di San Biagio
Riflessioni di fine anno
Anche il '92 se ne è andato e la particolare atmosfera di questi giorni induce a riflessioni sug1i avvenimenti più importanti che hanno segnato la vita di ognuno ed a tentare alcuni programmi per il futuro. Così anche per il nostro Circolo che continua, nonostante tutto, ad essere parte viva ed importante di tutti noi. Mi sembra che ormai tutti riconoscano alle Associazioni volontarie un ruolo determinante per l'individuazione ed il soddisfacimento di alcune esigenze di natura culturale, sportiva, ricreativa. Il bisogno di "ritrovarsi" nasce nell'antico della povertà ma, paradossalmente, è stato riscoperto in questi nostri tempi di relative disponibilità ma anche di grande solitudine ed isolamento. Ritrovarsi al di fuori del lavoro, nel tempo libero, con la volontà di depurarsi dalle tossine della vita quotidiana, di fermarsi un pò dopo tanto correre, di smettere l'esercizio della sopraffazione... Và detto però che l'impegno nel volontariato oggi vacilla ed è più semplice, per il raggiungimento di uno scopo, chiedere ed ottenere un aiuto in denaro, piuttosto che l'impegno di un'ora; e questo perchè sono venuti meno le motivazioni di base e lo spirito di solidarietà. Tra qualche giorno si tornerà a votare per l'elezione del Consiglio del Circolo che, da quest'anno, rimarrà in carica per tre anni e sarà composto da 14 consiglieri (tredici più uno juniores). L'invito a iscriversi al Circolo ed a votare che è naturalmente esteso a tutti, soprattutto a quelli che sentono il bisogno della solidarietà ed il desiderio dell'impegno civile. L'invito è soprattutto ai ragazzi, cui è affidata la responsabilità della continuità e verso cui sono orientati gli sforzi. L'invito è rivolto ai meno giovani, che possono portare la loro esperienza e la loro superiore sensibilità solidaristica. L'invito è anche alle donne, cui è dedicata la vignetta a fianco riportata, con grande affetto e simpatia. Chi eleggere? Precisato che sono i soci la parte più importante del Circolo, i veri attori, compartecipi dalle auspicabili sempre maggiori fortune del Circolo stesso, ribadito che tutti comunque hanno interesse a che Istrago emerga, probabilmente maggiori responsabilità in questo campo possono avere le persone già impegnate in altri settori del sociale, in campo economico, culturale, sportivo, anche se in maniera modesta. L'interlocutore "politico". Si è discusso a lungo dell'argomento; proprio oggi però che la politica è diventata sinonimo di malaffare e di cattiva amministrazione va ribadita la necessità e la validità di rappresentanti regolarmente eletti che ci amministrino. Il nostro interlocutore, per questo, può essere chi istituzionalmente è preposto alle attività specifiche, l'amministratore eletto alla carica - nel caso nostro - dello sport, della cultura etc..., non l'uomo politico rappresentante di quel partito, inserito in quella corrente. Lo diciamo a gran voce nel momento in cui non abbiamo un'amministrazione cittadina eletta, senza che nessuno possa avanzare il sospetto che si voglia tirare la volata ad un qualsiasi Coppi o Bartali. Rapporti con le altre associazioni. L'impegno della chiarezza ci impone di dire che l'esistenza di più Associazioni ci trova compiacenti; dobbiamo però segnalare un’esigenza di coordinamento in una realtà minuscola come quella di Istrago o vagheggiare, perchè no, la possibilità che tutte le esigenze che nascono all'interno della comunità possano trovare ascolto e risoluzione all'interno di un'Associazione. Per fare questo però tutti dovranno adoperarsi per il superamento delle contrapposizioni, antiche o recenti, con grande tolleranza. Essere uniti ed essere in tanti può significare compattezza e forza; per adesso sembra però che a saperlo siano solo tutti coloro che operano nella discordia e nella contrapposizione. Curare ed intensificare i rapporti con le altre Associazioni delle altre comunità vicine può significare, oltretutto, la conferma, l'affermazione e la salvaguardia delle proprie tradizioni, senza alcun muro al di là del Cosa. Rafforzare il legame antico nei confronti della comunità cristiana a cui il Circolo come gratitudine, al di là delle convinzioni religiose e degli aspetti liturgici più o meno condivisibili, per i valori che la stessa comunità rappresenta, promuove e salvaguarda come la più antica delle Associazioni. (Don Giancarlo ci perdonerà). Come operare? E' evidente la necessità di procedere ad una organizzazione per dotarla di un minimo di strumenti, di una sede seppur provvisoria, di un minimo di attrezzature in un magazzino curato, di un regolamento - ancora non realizzato - per disciplinare le varie attività, sagra etc... Per finire gli obiettivi più immediati. Sono anche quelli più antichi, se vogliamo sempre gli stessi, l'area ricreativa e la latteria come sede sociale. Li riproponiamo perchè attenuare l'attenzione può significare anche la rinuncia; non per tediare qualcuno ma soprattutto per rinvigorire il desiderio e la speranza. Perchè non siano solamente riflessioni di fine anno. "Il Run ringrazia quanti nell'anno '92, hanno collaborato per la sua riuscita, gli estensori degli articoli, la Ditta Breda. Grazie".
Una strada chiusa al traffico e un'altra aperta al pericolo
Da settembre è stata chiusa al traffico la strada principale che collega la nostra frazione al capoluogo Spilimbergo, perchè interessata dalle opere per la realizzazione della Zona commerciale nord. La chiusura costringe a lunghe deviazioni: o verso Tauriano, con l'attraversamento del ponte sul Cosa in località Favorita , oppure verso Vacile, imboccando la Circonvallazione in via Valcellina. Si tratta di percorsi assai pesanti per tutte le decine di persone (soprattutto donne di una certa età) che, non avendo altri mezzi, devono usare la bicicletta: infatti sono strade spesso in salita, e quel che è peggio è che sono interessate da un intenso traffico di camion e tir. Soprattutto sulla Circonvallazione, infatti, i numerosi mezzi pesanti filano via a velocità mozzafiato, con spostamento d'aria pericolosi per motorini e biciclette. Se poi si considera che l'incrocio tra via Caneva e la Circonvallazione è di per sè pericoloso e mal illuminato, abbiamo sotto gli occhi una di quelle situazioni per le quali veramente è necessario intervenire subito. Tutto questo è stato segnalato al commissario prefettizio, il 9 novembre quando una lettera firmata da 150 persone è stata depositata all'Ufficio Protocollo. Il problema è stato sollevato nel frattempo anche da tre articoli apparsi sul Messaggero Veneto. All'inizio di dicembre, fra l'altro, è giunta la notizia che i lavori sulla strada non sarebbero stati terminati entro Natale. Ci sembra deprecabile, fra l'altro, la mancanza di informazione concernente soprattutto la durata dei lavori.
Camminare Insieme
Carissimi,
da quasi un anno mi trovo a "camminare con voi" ed abbiamo vissuto forti ed importanti momenti di vita religiosa e sociale. Non mi soffermo ad elencarli, perchè sono nel cuore e nella memoria di tutti. Una cosa è certa: vi ho sempre sollecitato alla "condivisione" ed interpellato a dischiudere orizzonti più ampli e vivi di ciò che comporta la vita di gruppo, eccomi a dare proposte, o meglio metodi per far sì che i nostri gruppi, che caratterizzano l'andamento della nostra Comunità, "camminiamo insieme". La coesione del gruppo, la sua vita, la sua funzionalità è determinata: - dalla soddisfazione dei bisogni psicologici dei singoli membri (essere aiutati, protetti, valorizzati…); - dalla scelta della meta, compresa e raggiunta da tutti; - dalla partecipazione di tutti alla gioia dei risultati conseguiti; - dall'atmosfera e dal clima di fiducia, di sincerità, di dialogo, di fraternità, di comunità, di gioia, di disponibilità… che devono circolare in continuazione nella vita di gruppo. La vita di gruppo è vita di continuo autocontrollo, di dignità, di rispetto, di accettazione dell'altro. Nella vita di gruppo sono da eliminare: impulsività, aggressività, mania di essere i "primi" o "i più bravi", o al contrario, eccessiva remissività, accondiscendenza cieca, gregarismo senza cervello; oppure manie di giudicare, di criticare, di condannare, di attribuire la colpa degli insuccessi sempre agli altri, di giocare a "scaricabarile", di umiliare gli altri. La vita di gruppo è dialogo sereno, correzione fraterna, e paziente attesa di crescita individuale e sociale. La vita di gruppo è fare Chiesa: diventare, cioè, comunità nel nome di colui che è Padre di tutti; vuol dire credere alla presenza di Cristo che ci riunisce e ci fa fratelli: vuole dire diventare "segno strumento" di salvezza all'interno del gruppo; vuol dire porsi in stato di servizio verso tutti: specie i più isolati, gli indifesi, i più poveri (quelli che hanno meno risorse e sono meno brillanti!). Ed è proprio questo modo “nuovo” di vivere dentro il gruppo come "luce", come "sale", come "fermento" che rende tipica la presenza del cristiano nel gruppo stesso. È lì che si dimostra la nostra maturità; è lì che si vive il Battesimo, la Cresima, l'Eucaristia e si fa "comunione". Gesù viene proprio per farci ritrovare la gioia di "vivere insieme". Le parole unità, comunione, chiesa, fratello, famiglia, regno, "corpo"... stanno ad indicare questa realtà. Che se, anche in questo caso, il male, il peccato, l'egoismo… vengono a turbare l'armonia di questo "stare insieme", Gesù viene a salvarci con la sua presenza e con le sue proposte: Fare comunione: "Dove sono due o tre persone riunite nel mio nome, io sono in mezzo a loro" (Mt 18,20). Essere sinceri: "Sia il vostro parlare: sì, sì - no, no perché il di più viene dal maligno" (Mt 5,37). Accettare gli altri senza condannare: "Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati" (Lc 6,37). Servire: "Chi vuol essere il primo, sia il servo di tutti" (Mt 20,27). Perdonare: "Se voi perdonerete agli uomini, il vostro Padre Celeste perdonerà a voi" (Mt 6,14). "Perché osservi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello e non guardi alla trave che hai nel tuo occhio?" (Lc 6,41). Amare: "Fate agli altri ciò che volete fatto a voi" (Lc 6,31). "Questo è il mio comandamento: che vi amiate a vicenda come io ho amato voi" (Gv 15,12). "Da questo riconosceranno tutti che siete miei discepoli: se vi amerete scambievolmente" (Gv 13,35). "Ogni volta che avete fatto qualcosa per uno dei più piccoli di questi miei fratelli, l'avete fatto a me" (Mt 25,40).
Particolari dell'interno della chiesa di San Biagio
Come anticipato nel Run di settembre continua la rapida carrellata sui beni storico-artistici conservati nella Parrocchiale di Istrago. Particolarmente festosa doveva essere la cornice appartenuta all’icona raffigurante la Vergine e il bambino sul fondo riccamente damascato, con applicate aureole in lamina d’argento. Posta sull’altare della Madonna delle Grazie (parete destra) viene genericamente attribuita a scuola bizantina. Riporto per la cornice in legno dorato la descrizione fatta dal Forniz: (. Ricchissima, probabilmente ottocentesca, racchiude ventotto teche reliquiarie. Il tutto fa da pala sotto un coronato baldacchino dorato). Ed è proprio questo coronamento “barocco” (con angioletti ai lati di un tendaggio aperto scenograficamente sull’immagine devozionale) ad essere sparito. Le circostanze favorevoli al furto sembra si siano verificate all’epoca del terremoto, quando era possibile approfittare della temporanea assenza di sorveglianza. Inutili i tentativi compiuti per riportare la cornice da Roma, dove nel frattempo era finita, a Istrago. Degna di nota, fra i dipinti, oltre all’icona, è una tela di grandi dimensioni che risalta per la vivacità e la piacevolezza dei colori. Collocata con funzione di pala sull’altare laterale della parete sinistra rappresenta i Santi Pietro e Paolo e un angelo musicante. E’ datata (1870) e autografata da un certo Pietro Nordas (fecit). Appartiene al genere di arredo ecclesiastico tipico, ma completamente diverso, il gruppo delle acquasantiere in pietra. Entrando dall’ingresso laterale si incontra una pila dell’acquasanta con basamento decorato da un motivo a catena, fusto scanalato e catino con fascia esterna iscritta riportante l’anno 1538. Il tipo di decorazione, che ritroviamo negli stipiti dei portali, è caratteristico del repertorio iconografico dei maestri lombardi che lo diffusero anche nella nostra regione, fra i lapicidi locali. Molti sono artigiani rimasti ignoti (come per le acquasantiere di Istrago); ad eccezione del Pilacorte, il più noto e valente fra i lapicidi che lavorarono in zona. I motivi ornamentali ricorrenti sono quelli fitomorfi: squame, perline, foglie, petali… composti in diverse varianti e soluzioni formali di gusto rinascimentale. Decorazioni che ritroviamo scolpite nel fonte battesimale, in parte lacunoso e poggiante su di un basamento mosaicato di recente fattura. La copertura in legno della vasca è esagonale, ha struttura prismatica con specchiature dipinte, ed è sormontata da una cupoletta. Il fonte, datato 1486, si ritiene appartenga come l’acquasantiera sopra descritta alla chiesa precedente l’edificio attuale. Sulla parete di fondo sono murati due piccoli e semplici catini per l’acqua benedetta dalla plastica e rilevata baccellatura (sec. XVI?). All’oreficeria sacra appartiene un certo numero di oggetti (ostensorio, pissidi, calici, reliquiari), opera di argentieri veneziani, come attestano il tipo di lavorazione e i punzoni apposti nella zecca della Serenissima. Il leone “in moleca” era infatti una sorta di marchio di garanzia della bontà del prodotto uscito dalle botteghe orafe venete. Attualmente è in corso una verifica per accertare la presenza (o meno) di tutti i pezzi che furono inventariati e catalogati.
MondoVerde
Al tatto rivelano una superficie liscia e vellutata, il loro colore spazia tra le più svariate sfumature del giallo, ma ciò che le rende assolutamente inconfondibili è la particolare fragranza, un vero bouquet dai toni dolci e fruttati, con un sentore di vaniglia che permea dolcemente gli ambienti in cui trovano collocazione, sia esso una fruttiera o un cassetto del comò; hanno la capacità di evocare ai sensi le atmosfere dei bei tempi andati in cui del resto venivano abbondantemente utilizzate anche in gastronomia. Parliamo, per chi non lo avesse ancora capito, delle mele cotogne. Un tempo, allorché queste piante erano frequenti nei nostri orti e giardini, con i frutti raccolti in autunno si preparava la squisita cotognata, una marmellata densa e profumata che integrava, con il suo apporto zuccherino, la misera dieta dei nostri nonni durante la stagione invernale. Il suo aspetto allettante non deve però trarre in inganno: da cruda infatti è assolutamente immangiabile, rivela le sue virtù solo a chi ha il tempo e la pazienza di dedicarle una lenta e prolungata cottura; in caso contrario vi allapperà denti e lingua dissuadendovi decisamente nel ripetere l'assaggio. Un impiego assai diffuso dalle nostre parti era quello di aromatizzare con le mele cotogne il vino a riposo nelle damigiane, conferendogli un tono assai più gradevole e ricercato. La coltura di queste piante è ora praticamente in disuso, ma se ne avete la possibilità fatevi regalare uno di questi deliziosi frutti e nella vostra casa alleggerà per un pò una fragranza antica, che nessun ritrovato sintetico potrà mai eguagliare. Questo strano gomitolo di spine è presente da sempre sul nostro territorio, ma negli ultimi tempi il suo numero si è drasticamente ridotto probabilmente a causa di un habitat che non rispetta più le sue esigenze vitali. In gran numero questi simpatici animaletti trovano infatti misera fine sotto i veloci automezzi che transitano sulle nostre strade oppure sono vittime di veleni o di sostanze dannose sparse sul territorio. Al contrario un tempo erano presenti nelle nostre indisturbate campagne in numero tale da essere particolarmente ricercati sopratutto per la prelibatezza delle carni, a detta degli esperti, tenere e saporite. Oggigiorno, naturalmente apprezziamo di lui l'instintiva simpatia che suscita al suo apparire, ma non dimentichiamo la sua importante funzione di operatore ecologico in grado di distruggere in quantità lombrichi, lumache, rettili ed altri insetti dannosi presenti nei nostri orti. Ospitiamo quindi volentieri il riccio nei nostri giardini e se riempiremo di latte una ciotola in un posticino indisturbato sarà facile rivederlo le sere seguenti, visto che si sposta durante le ore notturne. Durante il giorno infatti i ricci riposano nella loro tana fatta di erba secca e rami a poco più di mezzo metro di profondità. Durante la stagione fredda il nostro amico va in letargo con temperatura fra i 14° e 17° in sonno leggero e poi quando il freddo si fà più intenso cade in letargo vero e proprio che interromperà solo in primavera. Una curiosità: la Chiesa spagnola consentiva di mangiare i ricci durante la Quaresima, quasi si trattasse di pesci!.