Rimedi antichi contro i malanni
Silenzio si gira
Temiamo che il gran polverone sorto in seguito alla ipotesi che Spilimbergo, ed in particolare l'area Istraghese, possa essere scelta dalla Regione quale sito per una piattaforma per il trattamento e la inertizzazione dei rifiuti tossici e nocivi meriti qualche riflessione. Non è vero che sul problema ci sia scarsa informazione. Sono chiare infatti: - L'esigenza della Regione di trovare una soluzione, all'interno del suo ambito, ai tanti problemi sorti in seguito ad una legge dello Stato; - La posizione della amministrazione comunale divisa tra la salvaguardia e la tutela della salute della comunità e la possibilità che un insediamento di tal tipo possa comunque essere una occasione di sviluppo per un'area che ne ha bisogno; - L'opinione della maggioranza della gente, di netta preclusione nei confronti della piattaforma, nella considerazione che nulla vale di più della salute. Piuttosto ciò che travaglia i pensieri della gente è la paura. La paura che un silenzio colpevole possa essere preludio di decisioni irreversibili che non tengano conto delle legittime aspirazioni. La paura che tutto il problema, molto complesso, debba essere trattato solo come un affare. La paura che il tecnico ricerchi soluzioni più economiche che sicure. Per questo si mobilita, per tener deste le conoscenze. Sa che una volta qualcuno raccoglieva, passando per le case, l'olio fritto per farne sapone e pensa che oggi non debbano mancare la tecnologia e le conoscenze per reimmettere in natura, in maniera indolore, quanto la natura stessa ci dà. Gli indiziati certamente sorrideranno di questo nostro sommario modo di presentare il problema. Queste righe non sono per loro; sono piuttosto rivolte a quanti come noi non hanno il dovere di essere esperti e che tuttavia hanno il diritto di capire. Silenzio, si gira.
La mietitura
I cereali rappresentano, sin dai tempi più remoti, uno dei cardini dell' alimentazione umana; la loro coltivazione risale infatti al neolitico, quando l'uomo iniziò le prime forme di agricoltura. Orzo, frumento, segale, trasformati in pane, hanno permesso ad intere generazioni di sfamarsi quotidianamente anche nei momenti più difficili della storia, quando gli alimenti più nobili scarseggiavano. Nella nostra regione il pane è stato largamente sostituito in passato dalla polenta, preparata con la farina di mais, in quanto questi presentava esigenze colturali nel nostro territorio ampiamente soddisfatte, tuttavia anche la coltivazione del frumento è stata pur sempre praticata, affiancata in misura minore da quella della segale. Il ciclo colturale di queste piante iniziava in ottobre, quando i contadini si apprestavano alla semina. Dopo aver riposato sotto la coltre di neve, le fragili pianticelle prendevano vigore al sole primaverile (in tale periodo spesso capitava che greggi di passaggio attraversassero i campi di frumento, brucando le cime delle giovani piante; e di ciò nessuno si lamentava dato che tale episodio contribuiva a rinforzare ulteriormente le piante) e nel mese di giugno le messi dorate erano pronte per la mietitura. Fra il grano occhieggiavano in quantità papaveri e fiordalisi, che rallegravano con la loro presenza la monotona distesa di spighe. La mietitura iniziava generalmente all'alba, quando faceva più fresco, e veniva effettuata a mano con la sèsula, un falcetto dal corto manico oppure con una falce munita di un arnese in legno che raggruppava le spighe su di un lato durante lo sfalcio. Si formavano così dei fasci che opportunamente legati con paglia diventavano i balgioi. I balgioi venivano poi riuniti in covoni, che si lasciavano seccare accuratamente per eliminare ogni traccia di umidità. Verso mezzogiorno i contadini facevano una pausa per pranzare e riposare un po' all'ombra, poi riprendevano le loro fatiche che terminavano soltanto al tramonto. Dopo alcuni giorni, tempo permettendo, i covoni venivano raccolti e portati a casa su carri trainati da animali e preparati per la battitura. Sull'aia si disponeva una tavola di legno sopraelevata sulla quale le spighe venivano parzialmente battute con il flagello per separare i chicchi dal resto. Le donne facevano poi saltare i chicchi su larghi setacci oppure nella val, un ampio cesto in vimini dalla forma concava che li separava definitivamente dalla bula, ossia l'involucro esterno. È curioso ricordare che nella val hanno dormito anche tanti neonati, che le madri si portavano appresso nel corso dei loro spostamenti da un campo all'altro. Ciò che rimaneva sull'aia dopo tali operazioni veniva subito consumato dagli animali da cortile che accorrevano all'insolito banchetto, mentre la paglia rimasta veniva usata come strame e anche come copertura per i tetti. Il grano o lo segale venivano infine stivati nei granai in attesa di essere macinati nel mulino del paese. La farina ottenuta era destinata al fabbisogno familiare e veniva conservata all'asciutto in madie di legno. La preparazione e la cottura del pane erano prerogativa della famiglia dei Favris, che esercitava le attività al servizio di tutti i paesani. Il profumo del pane appena uscito dal forno costituiva un irresistibile richiamo per i bambini che facevano a gara per addentare le fragranti pagnotte sulla via di casa, ma era raro che ciò accadesse, dati i tempi di magra. Nelle festività di fine anno, si preparava talora il pan di sutùr (con farina di cinquantin e segale, in il cui impasto veniva aromatizzato con semi di finocchio). Il pane di sutùr, anticipava in un certo senso i nostri dolci natalizi e quelli che un tempo l'hanno gustato, ricordano sempre con entusiasmo la gioia profonda che animava il loro cuore in quei momenti di autentica felicità.
Rimedi antichi contro i malanni
Un tempo, quando la scienza non aveva ancora compiuto sensibili progressi nel campo dei farmaci, si ricorreva spesso all'uso delle erbe per curare i malanni più comuni. Da testimonianze raccolte dalle donne più anziane del nostro paese si può dedurre che il toccasana per eccellenza era la camomilla, il cui effetto sedativo era valido aiuto contro dolori di varia natura. Per il mal d'orecchi si preparava un infuso di fiori di camomilla a cui veniva aggiunto un pò d'olio ed un seme di pesca arrostito e si tamponava poi la parte dolorante con del cotone imbevuto di tale composto. Contro il mal di pancia invece si massaggiava il ventre con la camomilla calda; inoltre essa favoriva il sonno ai bambini e veniva usata per fare fumigazioni durante i raffreddori. Decotti con foglie d'edera venivano preparati anch'essi per fare impacchi da applicare sulle parti doloranti (e pure per donare splendore agli abiti scuri). Contro il mal di denti si usava la patata cruda grattugiata che, avvolta in una pezzuola, si poneva sulla guancia per attenuare l'infiammazione. La malva, considerata da sempre pianta medicinale, serviva per fluidificare il catarro e, più in generale, depurare l'organismo. Contro le verruche o porri, spesso presenti sulle mani, si faceva uso del lattice di celidonia, una pianta dai fiori giallastri comune fra i ruderi e i muri in pietra. Le proprietà caustiche della sua linfa li facevano a poco a poco scomparire. I candidi fiori del biancospino, raccolti tra aprile e maggio, venivano impiegati contro l'insonnia, la febbre e la debolezza di cuore. L'acqua di carote bollite serviva per curare l'itterizia. Alcuni infilavano un pezzo di carota nelle narici ed aspiravano fortemente per calmare il raffreddore. Altri la adoperavano cruda contro il mal di denti. Allo stesso scopo serviva la salvia che, passata sulla dentatura, faceva le veci dell'attuale dentifricio. Per attenuare il bruciore delle ferite si faceva un bagno in un decotto di foglie di castagno; poi si avvolgeva la piaga con scorza di pioppo o betulla. Le ferite venivano anche fasciate con ragnatele che si riteneva avessero proprietà antinfiammatorie. Per depurare l'organismo, specialmente in primavera, si prendevano decotti di gramigna e di rabarbaro, quest'ultimo ottimo anche come digestivo. L'ortica, così comune su tutti i terreni, oltrechè in cucina, veniva largamente impiegata nella preparazione di decotti contro il vomito, le coliche, la tosse, e come ricostituente per i bambini deboli e anemici. Nel caso di tosse secca e di congestione bronchiale si poneva sul petto un sacchettino di tela colmo di farina di granoturco ben calda oppure un mattone riscaldato nel forno e avvolto in panni. Per le distorsioni si facevano applicazioni di albume d'uovo ben sbattuto. Come vermifugo da somministrare ai bambini, che un tempo purtroppo erano molto colpiti da queste forme di parassiti, si adoperava aglio schiacciato che veniva appeso anche al collo a mo' di coroncine. I bambini, anche allora, non volevano saperne di purganti, ma le mamme ben decise li costringevano a bere l'olio di ricino e i decotti di santonego e manasena, due erbe evidentemente molto usate tanto che ancora oggi fanno storcere il naso a chi ha avuto l'occasione di assaporarle. Questi sono naturalmente solo alcuni esempi sull'uso delle erbe, che possono essere impiegate nei modi più svariati e che oggi tutti noi abbiamo riscoperto nelle erboristerie, a riprova del fatto che la gente ha sempre desiderio delle cose semplici che la natura ci mette generosamente a disposizione.
Tra di Noi
Ho conosciuto una persona...
(a dire il vero lo conoscevo già prima,
ma poco. E da lontano).
In casa sua mi ha messo subito nel mio agio
e così ho scoperto un personaggio
veramente umano e comprensibile,
pieno di hobby e gentilezza.
In più, ambiente caldo ed accogliente.
L'ambiente di brava gente.
Questa persona
è rimasta meravigliata sapere di me... un altro lato.
Eh, si
perchè delle volte, anzi, nella maggior parte
ci si conosce solamente
dal saluto. E dalle chiacchiere...
che non sono nè intelligenza nè arte.
Perciò, trovare un linguaggio comune
coll'aver fatto questa scoperta
di una persona così diversa
da come uno lo pensa
per me è stata una gioia immensa.