A proposito dell'area ricreativa
Figure caratteristiche : Toni Begula
I rifiuti Prossimi Venturi
Lunedì 15 maggio 1989 alle ore 18.30 sarebbe dovuta iniziare la seduta di una delle riunioni più importanti del Consiglio comunale di quest'anno. In realtà la seduta è iniziata con circa mezz'ora più tardi e la discussione stessa dopo un breve inizio è stata sospesa per un'altra mezz'ora circa. Quale il motivo di un simile comportamento? In ballo era la discussione di un argomento all'ordine del giorno che sotto la denominazione anonima di "Determinazione per la risoluzione dei problemi della Z.E.I." riguardava in realtà la discussione di una piattaforma ecologica. Con questa denominazione si indica da parte di un'impresa della provincia di Pordenone quell'insieme di strutture raggruppate su un'unica area di circa 6-10 ettari le quali consentono di trattare per lo smaltimento un quantitativo di rifiuti tossici e nocivi valutato in circa 80.000 tonnellate, vale a dire tutti i rifiuti di questo genere prodotti nella Regione Friuli-V.G. I progetti presentati ai Consiglieri Comunali erano di due ditte: la Pordenone Ambiente S.p.A. e la Casagrande S.p.A. che sostanzialmente prevedono le stesse modalità tecniche di trattamento e smaltimento di questo tipo di rifiuti con la preferenza nel trattamento chimico per la Casagrande e di quello termico per la Pordenone Ambiente. Non mi soffermerò in questa sede in modo approfondito sulle caratteristiche tecniche e sull'impatto sull'ambiente e sul territorio del comune di Spilimbergo: per personali problemi di tempo non ho potuto affrontare il necessario approfondimento tecnico della materia. Sarebbe mia intenzione produrre più avanti uno studio sul tema illustrando nello specifico le implicazioni. Mi limiterò quindi ad alcune indicazioni di massima. Pressato dal problema della fine della cassa integrazione guadagni per gli operai della Z.E.I. che scadeva di lì a due - tre settimane, il Consiglio Comunale si trovava costretto a dare un indicazione alla Regione Friuli V.G. per la soluzione di questo problema che riguardava all'incirca una sessantina di persone (e relative famiglie). Questa soluzione veniva individuata nel dare una disponibilità preventiva di massima affinchè a determinate condizioni Spilimbergo potesse diventare eventualmente sede di quella Piattaforma ecologica che avrà anche caratteristiche sperimentali. La Casagrande era in particolare era (è) interessata alla Z.E.I. perchè la sua proposta prevede la costruzione di cilindri di cemento armato delle dimensioni esterne di 3 metri di diametro e 6,7 metri di lunghezza e capaci di contenere ognuno 90 fusti da 200 litri di materiale trattato o da trattare in futuro, comunque da mettere a dimora in una discarica in una zona da individuare. La Pordenone Ambiente dal canto suo prevede ugualmente l'inertizzazione dei materiali trattati mediante incapsulamento in gabbie di cemento armato. L'effetto immediato di queste proposte, a parte ogni discorso dei trattamenti e lo stoccaggio dei rifiuti, è l'uso massiccio di cemento e di ghiaia, materiali che attualmente vengono estratti e prodotti nella nostra provincia con escavazioni più o meno legali in varie zone. Che oltre agli interessi economici connessi alla realizzazione e alla gestione della Piattaforma vi siano anche quindi interessi legati all'utilizzo di ghiaia e di cemento, ognuno lo può capire agevolmente. L'effetto dell'installazione della piattaforma è innanzitutto l'aumento del traffico degli automezzi (autocarri e autotreni in particolare) e ovviamente la lavorazione di un'ingente quantità di rifiuti tossici e nocivi. Cosa si intende per rifiuti tossici e nocivi? Precisato subito che non si tratta dei rifiuti solidi urbani normali (carta, vetro, barattoli di latta, alluminio ecc...) sono per esempio: arsenico e i suoi composti, mercurio e i suoi composti, piombo e i suoi composti, solventi clorurati, solventi organici, prodotti a base di catrame derivanti da procedimenti di raffinazione e residui catramosi derivanti da operazioni di distillazione (esistenti nella Regione Friuli Venezia Giulia), composti farmaceutici, eteri, amianto, (eternit, per esempio), composti del rame solubili, policlorodifenili ecc. ecc. Qual'è la filosofia che è soggiace ai progetti proposti per il trattamento di questi rifiuti? Non si pensa innanzitutto di ridurre la produzione dei rifiuti mediante un utilizzo integrato dei materiali: per esempio un materiale che per me impresa può essere di scarto, per un'altra può essere materia prima per una sua lavorazione ecc.. Si tratta quindi di mettere in relazione tra di loro gli operatori economici perchè siano al corrente di questo: in parte si comincia a operare in questo senso mediante le Borse rifiuti industriali gestite da alcune Camere di commercio in proprio o per conto anche di altre. Si tratta di rivedere il nostro modello di produzione e di consumo: così come anni addietro si utilizzavano contenitori riciclabili e quelli non riciclabili erano in quantità esigua - rapportata alla quantità odierna - anche perchè il livello dei consumi era più basso, così si tratterebbe ora di individuare per esempio, modalità distributive che consentano il recupero dei contenitori; stesso discorso per la carta e altri materiali il cui recupero può essere attuato solo mediante la raccolta differenziata dei rifiuti: questo dovrebbe essere fatto a partire dal 1° gennaio 1990. Le proposte non pensano minimamente a questo, che cioè la via migliore per ridurre i rifiuti è quella di produrre di meno, ma danno come un dato di fatto scontato che la produzione di rifiuti non debba diminuire, anzi, può aumentare. A proposito valorizzano la loro proposta ricordando che in questo modo oltre a "salvare" l'ambiente aumentano l'occupazione (e il degrado dell'ambiente, aggiungo, dal momento che il consumo di ghiaia e di cemento aumenta). Le proposte ricordate, però, non danno l'impressione di garantire una sufficiente sicurezza. Naturalmente le ditte interessate si premurano di presentare le loro proposte nel modo migliore, ma le domande sulla effettiva sicurezza restano. Per esempio sono da considerare i problemi connessi al trasporto, immagazzinamento provvisorio, i vari trattamenti cui verranno sottoposti i composti chimici tossici e nocivi, trattamenti che con l'impiego del calore (inceneritore) devono prevedere il trattamento dei residui della combustione. Se con l'incenerimento la massa dei rifiuti può diminuire drasticamente, non diminuisce però la tossicità dei residui che può addirittura aumentare. Ma la preoccupazione maggiore deriva dalla parte finale del trattamento cioè l'immagazzinamento o stoccaggio dei rifiuti trattati (o non trattati perchè in quel momento non è economico farlo): qui si tratta di garantire l'assoluta sicurezza per quanto riguarda l'integrità dei contenitori e l'assoluta assenza di contatto tra rifiuti nei contenitori e ambiente esterno, la continuità e l'accuratezza del controllo sui materiali posti nei contenitori e sui contenitori stessi. Tutti questi controlli e l'integrità dei contenitori e delle strutture di controllo devono essere garantiti non per qualche mese o qualche anno, ma presumibilmente per moltissimi anni, decenni, se non di più. Come detto non posso però qui addentrarmi nell'esame particolareggiato di queste proposte, ma è intenzione farlo prossimamente. Al momento attuale la questione dell'insediamento della Piattaforma in Comune di Spilimbergo è sospesa, in quanto si attende il varo da parte della Regione Friuli Venezia Giulia del piano regionale di smaltimento dei rifiuti tossici e nocivi, ma anche se non dovesse interessarci direttamente come cittadini del Comune, ci interessa comunque perchè l'acqua che beviamo, per esempio, solo in minima parte proviene da fonti situate nel territorio del Comune. A dire il vero, fa una certa impressione sentire parlare di Spilimbergo come sede di un impianto del genere quando, specialmente negli ultimi anni, si è puntato al suo rilancio come città culturale: mostre di fotografia, ecc.. Mi si obbietterà che io voglio negare il problema, come se i rifiuti non esistessero e non vi sia il problema di eliminarli e di impedire lo smaltimento abusivo ancora più pericoloso perchè incontrollato e quindi con inquinamenti del terreno, dell'aria, delle acque. Non è così: non si può affrontare un problema solo quando si ha l'acqua alla gola, come si sta facendo non solo da oggi e purtroppo non solo in Italia, almeno per quanto riguarda la questione dei rifiuti. Il problema è più generale e coinvolge il nostro modello di vita, di produzione, di consumo, ecc.., i nostri valori. E' inserendo il discorso dei rifiuti in questo più ampio discorso che può trovare una soluzione valida. Discorso a lunga scadenza, lo so, e ora si tratta di risolvere problemi urgenti: ma è solo inserendo la soluzione urgente nella prospettiva di lungo periodo che si può sperare di dare una soluzione valida o per lo meno accettabile per noi e per i nostri figli.
Contro Natura
«La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione». Il territorio è una risorsa scarsa e irriproducibile per eccellenza, ma contro di esso abbiamo scatenato un'urbanizzazione selvaggia che ne divora 150 mila ettari l'anno. Nell'ultimo quarto di secolo ben 3 milioni di ettari agricoli, verdi, paesistici sono andati distrutti e, continuando di questo passo, entro meno di 2 secoli tutta l'Italia sarà consumata e finita, ricoperta da una repellente e continua crosta di cemento e di asfalto. Il saccheggio del territorio ha avuto come logica conseguenza il collasso idrogeologico: circa 3mila frane ogni anno, il 57% dei Comuni interessati da dissesti, un morto per frana ogni 10 giorni, danni per 2-3 mila miliardi l'anno. Che fare? I politici si sono finalmente accorti che le spese per la conservazione dei nostri beni culturali sono anche investimenti produttivi. Circa 2 mila miliardi sono così stanziati per la salvaguardia del nostro più prezioso patrimonio, ma sono stati accantonati nel "fondo globale", il che vuol dire che il Parlamento dovrà fare leggi specifiche per il loro utilizzo, secondo urgenze e priorità, mentre gli esorbitanti investimenti per strade e autostrade possono essere spesi subito. Intimamente connessi con ambiente e territorio sono beni culturali, centri storici, aree archeologiche, complessi monumentali, chiese, ville, castelli, musei. Un ingente patrimonio che la storia - si direbbe - ha avuto il torto di lasciarci in eredità, esposto a offese di ogni genere e per il quale lo Stato non ha saputo finora spendere, nell'anno, più del 2 per mille della spesa pubblica globale. Non c'è centro storico del mezzogiorno di cui più si sia scritto e parlato negli ultimi 40 anni, eppure è il più abbandonato e in rovina. Sono i "Sassi" di Matera, quello straordinario insieme di architettura rupestre sorto ai piedi dello sperone roccioso su cui sta la città medievale e barocca e della piana dove poi si è sviluppata la squallida città residenziale moderna. Un insieme fatto di antiche chiese e cappelle, di case sovrapposte a gradoni l'una sull'altra collegate da viottoli, rampe, scalinate; case scavate nel tufo con volte a botte, case costruite col tufo cavato da esse, locali per stalle, cantine, cisterne, botteghe, cortili, spazi pianeggianti in fondo agli strapiombi rocciosi dove si intrecciavano abitazioni e lavoro. E' la città costruita a partire dal '500 per ospitare contadini e artigiani; un centro storico unico, che gli italiani hanno cominciato a conoscere 40 anni fa leggendo "Cristo si è fermato a Eboli" di Carlo Levi. Sono 3mila le ville venete costruite in oltre 3 secoli, fino ai primi dell'Ottocento, sulle rive dei fiumi e sulle colline trevigiane, vicentine, padovane, veronesi e in Friuli; comprendono non solo la casa padronale, ma giardini e parchi, rustici, foresterie, cappelle, decorate da migliaia di statue ed affrescate, tra gli altri, dal Veronese e dal Tiepolo. Questo immenso patrimonio d'arte e di paesaggio squisitamente umanizzato è entrato in crisi con la fine della Serenissima quando, decadute le elites nobiliari e mercantili, sono venute meno le ragioni economiche della sua fioritura e si è progressivamente ridotta la rendita agraria. Sono poi seguiti i danni delle guerre e delle occupazioni militari, le lottizzazioni dei parchi, la trasformazione delle ville in granai e porcili, la rovina dovuta all'abbandono e all'incuria. L'appassionata denuncia di questo stato di cose risale agli anni del dopoguerra. Intanto continua l'opera dei razziatori, interi TIR vengono caricati di opere d'arte e la notte sono già oltre frontiera. L'Italia della storia si sta arrendendo alla fatalità dell'incuria, così costruttori, finanzieri eccellenti e malavita si disputano le ultime spiagge, lagune, foreste e montagne. Si cambia?... Ci credo poco, anzi, per niente. Dobbiamo rifletterci.
A proposito dell'area ricreativa
Si avverte che la Giunta regionale ha approvato la concessione al Comune di Spilimbergo di un contributo di Lire 48.000.000 per l'acquisto area impianto base in frazione Istrago. L'erogazione di detto contributo è subordinata alla presentazione da parte del Comune della prevista documentazione richiesta dall'organo regionale entro il 30 giugno 1990.
Figure caratteristiche : Toni Begula
Fra i tanti personaggi caratteristici del paese che via via andiamo a ricordare nel nostro giornalino, non potevamo dimenticare Toni Begula, purtroppo venuto a mancare nel 1981, ma che certamente è rimasto impresso nella memoria di tutti noi. Nato nel 1907, il suo vero nome era Antonio Martina, il che ci fa subito risalire al suo paese di origine, Tauriano, in cui questo cognome decisamente predomina. In gioventù, com’era necessità di tutti i giovani delle nostre parti, emigrò all’estero in cerca di un po’ di fortuna, ma in seguito al matrimonio con Anita Brunello, avvenuto nel 1945, si stabilì definitivamente ad Istrago, impegnandosi a lavorare la terra di un altro emigrante, Enrico De Paoli che si trovava in Norvegia. In quegli anni, non avendo l’ausilio dei moderni trattori, in tutte le famiglie che possedevano un po’ di terra da lavorare, ci si serviva degli asini come animali da traino e Toni non faceva eccezione, possedendone in stalla ben due: Lola e Roma. Con esse instaurò ben presto quello strano rapporto di amicizia e solidarietà che si crea fra uomo e animale impegnati in una comune attività. Toni rispettava le loro esigenze ed esse, docili, comprendevano le sue abitudini tanto che si fermavano ormai da sole davanti all’osteria di Renzo Gala per permettergli di sorseggiare il solito got di vin. Vedendolo sempre così in compagnia dei suoi asini, i paesani spontaneamente lo soprannominarono “Toni dai mus”. Nella nostra vita, dicono, tutti viviamo un momento da protagonista e Toni certamente lo fu quando una mucca che egli aveva allevato partorì ben tre vitelli, evento eccezionale che gli valse tante foto, interviste ed un articolo su un giornale regionale che si interessò al caso. La sua vita di agricoltore ebbe termine quando Enrico De Paoli ritornò ad Istrago ed egli allora si stabilì nella casa in via Sequals dove tutt’ora abita la moglie. Non venendo meno il suo interesse per gli animali, popolò il cortile di conigli, galline, fagiani, piccioni, anatre, uccelli da gabbia che sfamava prevalentemente con gli avanzi del rancio militare proveniente alla caserma di Istrago. I militari lo conoscevano e stringevano spesso amicizia con lui, ed egli ogni tanto ricambiava invitandoli a casa sua anche in compagnia delle mogli o fidanzate. Noi, pensiamo che, nonostante tutto, l’immagine più viva che ci ritorna in mente parlando di Toni sia la sua figura avvolta nell’ampia mantella nera mentre si aggira per le vie del paese in sella alla vecchia bicicletta, sfidando il brutto tempo e le intemperie pur di poter ogni sera ritrovarsi per la briscola in osteria, fra gli amici di sempre.
Autore: Helena Zuliani e Lucia Zavagno
![]()