Run numero 3 Maggio 1985

     Istrago era un gran paese

     Figure caratteristiche : Il marinar e il so' pais

     La tessitura a Istrago

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Istrago era un gran paese


Negli anni subito dopo la guerra, nel nostro paese c’erano 999 abitanti. Janco, che aveva l'osteria, a quel tempo domandava spesso ai suoi clienti se non fosse nato qualcuno. Poco tempo dopo fu accontentato dall'arrivo di un bambino, così essendo arrivati a 1.000 abitanti, Janco ottenne la licenza dei superalcolici. Questo per dire che il paese era abbastanza popolato, non esistevano case vuote, i cortili erano pieni di ragazzi che ne combinavano di tutti i colori, ed alle donne, con tutto il daffare che avevano, non avanzava il tempo per stufarsi. Per gli uomini, la sera o durante l'inverno, tornati dalla Germania, anche se i soldi erano pochi, non occorreva la televisione. Si trovavano nell'osteria, o meglio nelle osterie, perché fra le due guerre ce n’erano 5: l'osteria di Quaranta, 1’osteria di Sandro Bonut, l'osteria di Keku Cevola, l'osteria di Marc Beltramin, l'Osteria di Pieri dai Cogus. La vita era dura, ma spesso si ballava nella sala di Quaranta e un pò in tutte le case. Nella stessa sala, verso gli anni '20, si poteva assistere a proiezioni cinematografiche. Il tutto era gestito da Pieri Violin, che arrivava da Valeriano in triciclo, sul quale appoggiava il proiettore e tutto l'armamentario che gli occorreva per il suo lavoro. Che novità e che felicità per i bambini di Istrago poter vedere quello spettacolo fatto di vecchie pellicole aggiustate bene o male. La faccenda dura però poco tempo. Un giorno Bruno "Polach" si avvicina al proiettore che funzionava a carburo con la sigaretta in mano, ma si avvicinò troppo così questo scoppiò e fu la fine del cinema a Istrago. Ora siamo rimasti in pochi a Istrago, meno di metà e le ragioni sono tante, nascono pochi bambini, c’è tanta immigrazione anche a causa dei politici che hanno preferito le caserme e le fabbriche. A quei pochi che vorrebbero costruire la casa in paese, mancano i terreni per fabbricare e devono andare ad abitare in quei loculi in città chiamati appartamenti. Adesso siamo rimasti in pochi, ma credo dovrebbe esserci un motivo in più per tenerci vicini, per salvare quel modo di essere, quel modo di vivere che e' il nostro modo e che i ragazzi non debbano leggere la storia per sapere come era Istrago.

Autore: Zuliani dei Favris   

 

Figure caratteristiche : Il marinar e il so' pais


Ad Istrago. suo paese natale, il ‘marinàr’, al secolo Luigi De Rosa, ritornava sempre volentieri nei periodi di licenza. Aveva lasciato il paese a 17 anni per partire volontario in marina, mosso dalla grande passione che fin da piccolo nutrì per il mare. In Cina, ancora adolescente, rischiò di morire di tifo, malattia che allora imperava in quel paese, tuttavia il suo fisico giovane e la volontà di ritornare ebbero la meglio. Dopo essersi diplomato come capo-cannoniere alla Scuola di Pola, iniziò ad imparare il mestiere a bordo di navi come 'Duilio', ed 'Amerigo Vespucci'. Poi venne la guerra e la nave dov'era imbarcato fu bombardata in pieno oceano. Si salvò con un po' di fortuna e sorretto dalla fede che sempre caratterizzò tutta la sua vita, rendendolo capace di profondi contatti umani. Ad ogni suo ritorno era gran festa ad Istrago. Seduto all'osteria 'Da Janco' e circondato da numerosi amici e paesani, raccontava le mille avventure passate sul mare e la dura vita del marinaio, oltre a simpatici aneddoti. E tutti l'ascoltavano con interesse e con rispetto, quasi con una punta di riguardo. Quanto parlavano! Con l'amico Alessandro De Rosa (Balota), classe 1911, casaro a Tauriano, passavano le ore, tra un bicchiere ed una barzelletta. Emilio Ongaro (Pesotàr) lo burlava con questo ritornello: Eh! Gigi! Chissà quanti bambini avrai lasciato in giro per il mondo!”. Con il suo compare Gino De Paoli (di Malia, ca si e' sposàt veciu) si erano create un'armonia ed una fusione di idee senza pari. Il cugino Pietro De Rosa (Barb6t), con la sua tipica parlata, lo intratteneva al tavolino pomeriggi interi. Gigi spesso invitava la sorella Olimpia e la vecchia zia Alba a bere la famosa China Bisleri - 'tanto per tirarsi su!' diceva- e loro, di rimando: “Mostru d'un Gigi! ti sòs di bon fa!”. E Domenico Beccaro (Padovàn), a cavallo della sua immancabile bicicletta, si fermava a salutare. Giovanni De Paoli (Cògus), rientrato ormai da diversi anni dal Venezuela, gli dava appuntamento per una partitina a carte. E' così tanti altri... Purtroppo finivano anche le licenze e Gigi doveva partire, ma il suo cuore si fermava sempre ad Istrago, fra i suoi amati familiari e la sua gente. Soleva dire: “Partire per me è un po' come morire”. Luigi amava il mare, ma amava anche il suo paese. La sua nostalgia era profonda. Ora il "marinar" non c’è più ma da lassù. nel mare infinito del cielo, il suo sguardo sembra voler proteggere e quasi accarezzare la gente di Istrago, incoraggiandola a darsi una mano per vivere meglio. Gigi a l'era tant tacàt al siò paìs.

Autore: N.D.R.

 

La tessitura a Istrago


Forse non tutti in paese se lo ricorderanno, ma ci fu un tempo in cui anche ad Istrago si svolse l'attività artigianale della tessitura. La sua fase iniziale risale verso la metà dell'Ottocento e la intraprendente famiglia che le dette impulso e successivo sviluppo è nota in paese non tanto come 'De Paoli", quanto come “Pascòn". Si dividevano i compiti i due fratelli Bepo e Luigi e i loro cugini Lorenzo e Giovanni, che abitavano nello stesso cortile della vecchia casa in via Barriera Vecchia. L'attività si svolgeva in prevalenza durante la stagione invernale, perchè d'estate la famiglia era impegnata nei lavori agricoli, anche se tuttavia si può affermare che la tessitura costituiva l'attività principale. Essi utilizzavano per lo più la canapa che acquistavano in trecce al mercato di Spilimbergo, ma che un tempo veniva coltivata nei campi attorno al paese proprio per tale scopo. Dopo la raccolta, la canapa veniva messa a macerare in appositi settori disposti lungo le rogge (le cosiddette "macilis') e dopo essere stata sbattuta e lavorata su particolari attrezzi in ferro di proprietà della famiglia 'Cògus", era pronta per essere filata. I grandi telai in legno si trovavano al pianterreno della casa, mentre al piano superiore, Bepo, con l’ausilio di una speciale attrezzatura, sempre in legno, preparava l'ordito, ossia la trama del tessuto che doveva essere poi inserito nel telaio. Il filato invece, dopo esser stato avvolto su appositi fusi chiamati “scuelis", veniva inserito nelle spole di legno e a questo punto poteva iniziare la tessitura vera e propria. Le spole venivano spostate sul telaio da destra verso sinistra e, accompagnate dal ritmico movimento dei piedi che azionavano i pettini, andavano a formare pian piano la tela. La tessitura. nelle ore serali, si svolgeva alla luce dei lumi ad olio e solo in un secondo tempo vennero introdotti quelli a petrolio, che allora suscitarono esclamazioni di meraviglia, in quanto diffondevano una luce più intensa dei primi. La tela grezza ottenuta, molto solida e resistente, veniva avvolta in rotoli. Il prezzo di quelli dipendeva naturalmente dalla loro metratura. I tessuti erano frutto di ordinazioni effettuate da persone di località anche parecchio lontane ma soprattutto da abitanti della nostra area pedemontana e montana e andavano a formare il corredo delle spose. Oltre alla canapa, si tessevano cotone e lana, anche se era la prima ad essere preferita per le sue doti di resistenza e durata e per il prezzo decisamente inferiore. La famiglia 'Pascòn' continuò tale attività per quasi mezzo secolo, finchè, poco prima della Grande Guerra, un po' per l'età avanzata, un po' per la crescente concorrenza dei prodotti industriali, l'attività venne definitivamente a cessare. E con essa se n'è andata per sempre un'epoca in cui l'ingegno e l'operosità umane avevano saputo trarre dalle umili cose un patrimonio di cultura e tradizioni che sono parte integrante della nostra storia.

Autore: Lucia Zavagno   

 

 

 

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E stato attivato  il nuovo blog di Istrago.  Il punto ideale per conoscere  tutte le curiosità sul nosto paese, un modo per confronarsi e per raccontare le proprie esperienze

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