Run numero 1 Settembre 1984

     Il Run

     La Latteria

     I bambini a istrago

     La vecchia osteria

     La Biblioteca

     Quello che cambia nella zona

     Poesie

     Figure caratteristiche : Bruno Gala

     Quale futuro per Istrago

 

 

 

IL RUN


Il Run nasce dall'esigenza di ritrovarsi per realizzare qualcosa di utile, per coinvolgere ed informare tutti noi che qui ad Istrago viviamo. Ciò che noi ci prefiggiamo con questi scritti non è arrivare ad una soluzione immediata dei nostri problemi, ma vuole essere un modo di rendere meno inutile il nostro stare assieme. Ci sembra che la cosa che più manca fra noi è il dialogo, mezzo principale per conoscerci, lo scambio di pareri su come organizzare il tempo libero. Esaminando un po' la nostra situazione ci siamo accorti di essere tutte persone che lavorano e poichè il lavoro occupa la maggior parte della nostra giornata, ci rendiamo conto che è indispensabile spendere il poco tempo che ci rimane nella maniera migliore.
Lo scopo principale di questa nostra pubblicazione è quello di informare gli Istraghesi delle attività svolte o in programma del Circolo e per affrontare insieme, cercando di non cadere nei soliti fiumi di parole ideali, i problemi che ci toccano più da vicino. Noi infatti crediamo che i discorsi teorici e impegnativi non portino a reali mutamenti e che, al contrario, sia molto più importante trovarci in compagnia per fare magari cose semplici, ma di interesse comune. Se nel passato sono stati fatti degli errori, pur tante iniziative si sono concretizzate e riteniamo per certo che l'apatia e il disinteresse non siano i migliori consiglieri per risolvere le nostre questioni. Invitiamo quindi tutti, secondo le proprie possibilità, a rendersi partecipi di questa comune iniziativa con idee, proposte, critiche.

 

La Latteria



Costituitasi in società nel maggio 1924, ne facevano parte una sessantina di famiglie; ciò a dimostrare la attività prevalentemente agricola del paese. Nell'arco di tempo che ci separa dalla sua nascita, sono avvenuti dei notevoli cambiamenti all'interno del mondo agricolo, che ha dovuto adeguarsi alla crescente modernizzazione ed industrializzazione particolarmente evidenziatasi a partire dall'immediato dopoguerra. Il parziale allontanamento dei contadini dalla terra, con la conseguente carenza di braccia lavorative, la rudimentalità degli attrezzi da lavoro sinora usati, il frazionamento degli appezzamenti, hanno provocato l'ulteriore impoverimento del patrimonio bovino che l'antica civiltà contadina era riuscita a farci pervenire. Negli ultimi anni, ridottasi notevolmente la produzione di latte, era divenuto antieconomico continuare la gestione, che in termini di costo era diventata insostenibile. A questo proposito, è stata recentemente emanata la Legge Regionale n. 49, ai sensi della quale tutte le latterie, cui è venuto meno lo scopo sociale, devono essere messe in liquidazione dagli organi regionali competenti. Dai contatti avuti dal liquidatore con gli ex soci della latteria, è emersa la volontà di cedere lo stabile al Circolo Culturale di Istrago, affinchè l'immobile continui a rimanere patrimonio del paese. Svolte le pratiche tecnicolegali necessarie, si è passati quindi alla redazione dell' atto di acquisizione presso il notaio Marzona. Il costo complessivo della operazione è stato così ripartito: Lire 1.181.000 per atto notarile e sua regolare registrazione; Lire2.777.985 per INVIM e spese notarili; in totale Lire 3.958.985 Dato il grave stato di degrado in cui versa l'edificio, per un suo razionale utilizzo (nuova sede del Circolo Culturale con relativa Biblioteca) si rendono necessarie delle opere di risanamento e ristrutturazione. Si sono da poco effettuati i rilievi dei locali e la rappresentazione gra- fica degli stessi. Si dovrà ora procedere alla elaborazione del progetto, che sommariamente può essere così articolato: l'attuale locale deposito attrezzi dovrà essere parzialmente demolito per essere trasformato nel nuovo locale per la raccolta del latte. Il locale a pianterreno,sostanzialmente costituito da due corpi, dovrà essere ampliato e dare luogo ad un'unica grande sala con annesso un piccolo ufficio ed i servizi igienici. una nuova scala esterna darà accesso al localebiblioteca e terrazzo antistante siti al piano superiore.
C.C.S. Istrago  

I bambini a istrago

 

Come vivono i nostri bambini? Come tutti sappiamo, i bambini, nella società moderna e soprattutto nei piccoli paesi, non godono di quelle strutture e spazi necessari ad una armoniosa crescita ed utilizzazione del loro tempo libero. Mancando questi presupposti, sono costretti a ritrovarsi casualmente a casa di uno o dell'altro o per le strade e in piazza o, peggio, a non ritrovarsi affatto. Il Circolo Culturale di Istrago, pur avendo a cuore questo problema, ha potuto fare ben poco, non per mancanza di volontà, ma per poca disponibilità finanziaria. Nonostante ciò, qualcosa si è fatto e c'è in noi il desiderio di fare ancora molto. Da queste considerazioni è nata l'idea di collaborare strettamente con la Parrocchia al fine di realizzare almeno il tanto agognato "campetto giochi" nell'area adiacente la sala parrocchiale e di rendere inoltre funzionante la sala oratorio nel periodo invernale.
C.C.S. Istrago 

La vecchia osteria

 

Erano ormai passati molti anni da quando la vecchia chiesa del paese era stata demolita assieme al campanile ed alla canonica per fare posto ad un moderno edificio di venti piani. I giovani di un tempo, che ricordavano ancora com'era ogni tanto si riunivano per parlare di quanto era più bello il paese allora e delle molte altre case spazzate via dalle nuove esigenze urbanistiche. Alberi non se ne vedevano quasi più; i pochi che rimanevano erano gelosamente custoditi da alti graticci di ferro. Il paese era diventato soltanto l'ombra della metropoli che, a poco a poco, l'aveva assorbito e cancellato quella che era la sua fisionomia originaria. Gli antichi abitanti erano stati mescolati assieme a quelli nuovi, sicchè se ne era perduta quasi ogni traccia familiare, che rimaneva ancora nella memoria di pochi vecchi. Ma la vecchia osteria, ove questi ultimi si ritrovavano ogni sera, non aveva mutato ancora aspetto, nonostante si fosse tentato di farlo. La testardaggine e l'ostinazione a voler conservare ancora quel poco di identità paesana era riuscita ad avere sempre la meglio, anche se il "progresso" aveva iniziato a minarla lentamente ma inesorabilmente. Tuttavia il piacere di ritrovarsi e ricordare erano ancora i più forti. Qualche tempo dopo "amministrazione cittadina, cui il paese apparteneva, decise di demolire l'unica vecchia casa che ancora il paese possedeva; questo allo scopo di creare un'area verde, dove per verde s'intendevano piante di plastica, resistenti all'inquinamento sempre più feroce. Non lo avesse mai fatto! Improvvisamente, gli abitanti del paese, stanchi dei soprusi patiti, si coalizzarono e, tutti insieme, si opposero tenacemente a che la casa venisse distrutta. "E' tutto quello che ci resta ancora in piedi del vecchio paese e non permetteremo assolutamente che ci tolgano anche questa! " urlavano fieri nella vecchia osteria!. Era infatti questa la "casa" da togliere di mezzo, il loro unico ritrovo, l'unico loro mezzo per tornare indietro nel tempo. Le ultime cicisbee, nascoste nella nuova piccola chiesa costruita di recente, smaniavano, minacciose di bruciare tutte le nuove costruzioni se la vecchia osteria fosse stata soltanto toccata da mano sacrilega. Dappertutto era un fare ed un incitare per salvare la "casa": chi raccoglieva petizioni, chi faceva collette, chi promuoveva azioni di forza. Si arrivò così al "gran giorno". Di lontano si videro arrivare ruspe e gru scortate da uomini armati che parevano vagamente poliziotti. Ma un muro umano si parò dinanzi alla vecchia osteria: le donne si erano distese a terra, gli uomini, vestiti a festa e imbraccianti bastoni, vanghe, forconi ed altri corpi riesumati dai solai o dai musei, se ne stavano dritti ed impettiti aspettando il procedere degli eventi. Era una fosca giornata, nebbiosa ed una sotti le acquerugiola scendeva dal cielo, inumidendo tutto e tutti. Il capomastro ordinò seccamente ai suoi uomini di procedere, ma questo non sapevano come fare. Il capo delle guardie intimò ai "rivoltosi" e "sediziosi" -così li definì - di togliersi di torno e di non volersi ostinare a fermare I' avanzata del progresso. Ma una fitta gragnuola di corpi contundenti lo ricoprì, non erano proprio di buon odore, cosa questa che gli consigliò di farsi una doccia profumata quanto prima. Le guardie spazientivano, non volevano scontrarsi con quella gente che voleva difendere solo un ricordo, ma il senso del dovere lottava dentro di esse, assieme alla voglia di andarsene lontano. Ad un tratto una donna urlò furiosa che se ne andassero tutti, che c'era altrove ben altro da demolire. Afferrarono tosto il capomastro e, pena una solenne battuta, lo obbligarono a dirigere ruspe e gru verso l'edificio di venti piani edificato al posto della chiesa. Ivi, di fronte alle guardie, che erano state immobilizzate, non si sa come, da altre donne coraggiose, furono costretti a demolire l'orrendo condominio finchè non ne restò che un cumulo di macerie fumanti. Poscia, catturato il capo delle guardie, lo spogliarono del tutto e, copertolo con una tovaglia rossa a scacchi, gli fecero fare a suon di pe date il giro del paese. Le guardie,convinte da "ottimi ragionamenti" a passare dalla parte dei "rivoltosi" aiutarono questi ultimi a far correre ancor di più il loro capo, cosa questa che dovette poi procurar loro un sacco di fastidi. Ma la storia ha ben altro cui pensare in questo momento. Dopo che l'odiato condominio fu distrutto, venne la volta di altri edifici altrettanto odiati che furono spazzati via senza pietà. "AI loro posto" dissero gli abitanti soddisfatti "costruiremo nuove case, ma alla vecchia maniera". Quella fu una giornata memorabile nella storia del paese e la sua risonanza fu tale da indurre gli abitanti dei paesi vicini, che erano stati ridotti nelle medesi- me condizioni del primo, a fare altrettanto. Il movimento d'opinione che ne derivò fu tale che, lentamente ma inesorabilmente, coinvolse tutta la nazione e nuove leggi furono promulgate al fine di stabilire quali edifici lasciare e quali no, dato che la furia popolare non risparmiava ormai più nessun edificio che fosse di nuova costruzione
Raffaele Rossi 

La Biblioteca

 

L' 8 maggio 1980 è stata aperta ad Istrago la biblioteca. Non ci sono state inaugurazioni ufficiali, discorsi celebrativi o altro ma solo l'impegno di persone che si sono fatte portavoce di una esigenza da tempo reputata necessaria.
Questa nuova struttura pur con la giustificata lentezza, ha portato avanti concretamente la sua attività ed ora registra un discreto numero di utenti.
Essa dispone di circa 2000 volumi, non pochi di certo per il nostro piccolo paese!
E tale patrimonio librario si va ulteriormente arricchendo, grazie anche alla generosità di molte persone.Il nostro fondo comprende opere di saggistica,scienza, storia, narrativa italiana e straniera, oltre ad un settore comprendente varie enciclopedie per la consultazione in loco. 

Quello che cambia nella zona

 

La cosa che ci lascia più perplessi, nella complessa e varia gamma degli atteggiamenti umani, è la «vergogna», l'imbarazzo che alcune persone provano per la loro condizione sociale. Questo fenomeno è piuttosto comune, ma si manifesta soprattutto in un convalentemente dai ceti metesto sociale formato prepersonale ma da uno status di cose che è frutto della propria volontà e capacità. La società moderna ci segnala e quasi ci impone l'inseguimento e l'eventuale raggiungimento di determinati miti che sono, nella maggior parte dei casi falsi, ingiusti e meschini, che ci inducono il più delle volte ad aggredire i nostri simili sia mentalmente che moralmente. Ecco, allora, che il denaro, la speculazione, il consumismo gretto invece di essere combattuti ed aboliti sono accettati, quasi rincorsi dal nostro assetto sociale. Per passare ad esempi più concreti ed alle reazioni che tali situazioni provocanetto divario tra agricoltori ed operai di tutte le specializzazioni. Questa diversità abbraccia sia il divario esteriore che quello mentale. L'operaio, pur cosciente dello sfruttamento che molto spesso subisce, ha assimilato col tempo una certa mentalità ed un certo comportamento della società che lo ha assorbito e si fa quasi «depositario», data la sua costante vicinanza ed utilizzazione delle nuove macchine e tecniche industriali, del grande segreto del modernismo e del progresso. In questo contesto, però, bisogna anche prendere atto che questa è solo una manifestazione esteriore perchè, a livello di capacità critiche soggettive, queste risultano molto sminuite se non del tutto inesistenti. L 'agricoltore, per altro versò vive emarginato da questo contesto ed è quasi attratto da tutto ciò che è nuovo. Egli fa capo ancora ad un sistema mentale legato al mondo in cui vive ed è ancorato a modi e maniere di vita dettati da una atavica tradizione. Questo divario si accentua e si estrinseca maggiormente negli incontri che i giovani delle due parti possono avere. La presenza giovanile nei campi si va ormai estinguendo e non è raro vedere alcuni di questi continuatori del lavoro agreste sgranare gli occhi davanti ad avvilenti esteriorismi, del tutto gratuiti ed inutili, sfoggiati dai giovani operai. L'automobile coperta di adesivi, le moto che corrono quasi quanto le biciclette, ma che in compenso provocano assordanti rumori. Tutti questi capricci che sono il simbolo dello status sociale raggiunto molto spesso inducono i malinconici ad abbandonare la terra. In altri tempi, l'abbandono della terra era una realtà dettata dalla fame e dal disagio economico, ma oggi è proprio la terra che ha maggior bisogno di braccia. Il lavoro, qualunque esso sia, rimane sempre una forma di sfruttamento dell'uomo sull'uomo, ma quello dei campi, forse, è quello che si avvicina di più alla dimensione umana.
Renata De Rosa 

Poesie

 

DISTRA'
Oh Distrà
ce biel che ti iodevi
quant che vignint for di scuela
mi inviavi viers cjasa,disora vila
chel mur di claps cu lis birigulis
ca ti uardavin pasà.
La lateria dulà che a ti regalavin
ogni tant i retais.
E pò l'Ancona e un cjaradòr
ca si fermava a meti qualchi franc a la Madona.
La strada dal Run cun chei fros di erba pi als di me
in banda una cort, quatri vits di nostran, un miluciar
una peciada a un clap
e via a mangja.
E via a còri pai cjamps, ma di ce banda
un volè essi pardut.
Jù pa la Cosa, ta li Centis, a iodi il mulin.
O su pal Run, chel Paradts di aga frescja
e corighi davor, par savè dulà cal nas.
In praderia par cori in lunc e in larc
e distirasi ta l'erba a ciapà i griis
li cavaletis e uardà lajù la cjasa de lòr regina.
Fermasi su che strada lungja e dreta
ca puartava cui sà indulà
e il soreli ca si poiava davor che mont, cimiant.
O gì iù pa la roia, tal bosc di Gefon, tantis nolis
fin al Crtst.
Oh Distrà, no sai pui dulà la, dulà vastu Distrà ?
Aldo Zuliani dai Favris

1979 (dopo il terremoto)
Il Friuli è immenso......
E' tutto verde !
Quante montagne !
E quante vigne !
Guardo e penso
che qui l'uomo lavora veramente.
Perde la casa
ma la volontà mai !
Ricomincerà. Ricostruirà.
Non mi credi ?
Nel Friuli vai
e vedrai.
Per stare in compagnia nel Friuli
basta quel un po' di buon vin
che mette l'allegria. Non parliamo poi di una fetta di formaggio
fetta d'assaggio
che mette tutti a loro agio.
I Friulani -è la simpatica gente
che ha tutto e..... poco o niente.
Helena Nowicka-Zuliani 

Figure caratteristiche : Bruno Gala

 

Gala: uno dei soprannomi che contraddistinguono le numerose famiglie De Rosa del paese. L 'epiteto è riconducibile alla fine dell' 800, quando Domenico emigra da Trieste e si trasferisce ad Istrago. Probabilmente, in un paesetto di campagna come il nostro, Domenico dovette essere considerato come un «cittadino», per di più straniero, essendo allora Trieste austriaca e centro mitteleuropeo di cultura. Era ritenuto quindi strano vedere una persona sempre «in tiro», sempre vestito di «gala», intendendo con questo un comportamento ed un modo di vestire elegante. L'11 novembre 1901 nasce Bruno, da Gjgja e Menotti, rappresentante di una famiglia che sarà composta più tardi da sei fratelli. La sua vita la trascorre fra il lavoro di falegname assieme al fratello Guido, nei molti campi della famiglia, poi nella vigna, un suo gioiello, che, grazie all'amore con cui la curava, regala ancora oggi ogni ben di Dio. La strada che dal «Cjanton di Gala» porta al campo è piuttosta lunga, quindi come mezzo di trasporto si ricorre agli animali. Bruno compera così un'asina; nome La Checca. Era una bella bestia, composta, ma soprattutto intelligente. Essa entra quasi subito in armonia con i padroni, anzi ne fa quasi parte integrante, tanto che, quando durante la stagione estiva si fermavano a mangiare nel campo, non dimenticavano la parte spettante alla Checca, anzi forse era la prima ad essere accontentata. Quel fazzoletto di terra era tutto per Bruno ed Albina, ma non era sempre dello stesso parere lei, la Checca, che qualche volta, quando si seccava, se ne tornava a casa da sola lasciando a piedi i padroni. Dopo un lungo periodo di convivenza, la Checca, come ogni essere vivente, conclude la sua esistenza. Bruno si compera un'altra asina, più grande, la « Mussa»; anche questa era molto disponibile e buona, anche se il cuore di Bruno era legato ancora alla Checca. Un «amore giovanile» che ancora oggi non riesce a scordare. I tempi ora sono cambiati, le bestie da traino sono quasi scomparse, sostituite da mezzi motorizzati che forse tolgono un pò la « poesia » al lavoro nella campagna, ma che in compenso risparmiano molta fatica all'uomo. Anche Bruno, per quel che lo conosco, la pensa così, quindi, quando Dante va nella «vigna» con la BCS. è contento perchè continua a lavorare la "sua" terra, ma nello stesso tempo rimpiange i giorni quando lui e Albina salivano sul cartetto e la Checca li portava in quello che per loro era un angolo di Paradiso. Oggi, all'età di 83 anni, non vediamo più Bruno a dar acqua alle viti o a seminare nell'orto, ma è ugualmente con noi, seduto nel «Cjanton» sempre allegro, pronto a dare consigli ma soprattutto ad augurare e salutare tutti col suo «salve, salve! ! !»
De Rosa Renata 

Quale futuro per Istrago

 

Questa è la domanda che mi sono posto da qualche tempo. Domanda alla quale non pretendo e non voglio dare una risposta di tipo personale, poiché credo che l'importante sia di porci il problema per discuterlo almeno fra noi. Mi si dirà che è Ipretenzioso da parte di noi "poveri villici"; così ci giudicano a Spilimbergo pen- sare di discutere di queste cose, dal momento che nemmeno le autorità preposte sembrano averlo mai fatto. I fatti parlano da se. La mancanza di un piano urbanistico è ormai cronica e ciò crea molte incertezze, ad esempio il fatto che diversi Istraghesi hanno dovuto cercar casa fuori dal paese causa la scarsità di aree edificabili. Nel 1978 prima delle elezioni comunali il sindaco di Spilimbergo ha solennemente promesso di dare ad Istrago una area ricreativa (campo di calcio): stiamo ancora aspettando! L' estensione della zona industriale di Istrago denominata Z.I. Nord è sproporzionata rispetto alla necessità reale: occupata da una sola fabbrica importante la cui vita passata è stata travagliata e con un futuro ancora Incerto. Ben più benevoli attenzioni ha ricevuto una certa fabbrica di morte situata nel nostro territorio sulle cui vicende per altro il peso dell'azione popolare è stato determinante. Altro problema molto sentito attualmente è quello della mancanza di un'area di rispetto ecologico (una sorta di parco) posta a salvaguardia delle sponde del torrente Cosa e del Rugo, il cui aspetto per ora è desolante a causa dei depositi di detriti e spazzatura. Non parliamo poi dei servizi di cui "gode" Istrago. Mancano le fognature, la rimozione della spazzatura avviene una sola volta alla settimana. Gli spazzini arrivano da noi una volta all'anno (per la sagra). La sistemazione delle strade e dei marciapiedi risale a oltre venticinque anni fa. Dal punto di "vista" dell'illuminazione pubblica il nostro futuro si presenta alquanto oscuro. Sarebbe troppo lungo soffermarci sulle manchevolezze patite dalla popolazione d'lstrago, avremmo di che scriverne ancora nelle prossime edizioni. Devo anche dire che sarebbe più piacevole parlare di argomenti in positivo se mai se ne presenterà l'occasione. E' modesta pretesa con questo articolo di gettare un sasso nello stagno della politica del «lascia fare» sperando di muovere un dibattito su problemi che ci toccano da vicino, creando così una coscienza in una comunità che voglia almeno in parte fare la sua storia e non subirla passivamente.
Aldo Zuliani 

 

 

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E' arrivato il  Blog.

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E stato attivato  il nuovo blog di Istrago.  Il punto ideale per conoscere  tutte le curiosità sul nosto paese, un modo per confronarsi e per raccontare le proprie esperienze

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